Comprendere il comportamento del cane significa imparare a osservare relazione, emozioni e contesto.
Ogni gesto comunica qualcosa, ma il significato cambia a seconda della storia, dell’ambiente e della qualità della relazione.
È domenica, il cielo è denso di nuvole grigie e il vento fischia anticipando il temporale imminente. Africa sonnecchia al mio fianco, stesa sulla sua copertina rossa.
Dalla finestra semiaperta entra l’abbaio cupo e ritmato di un capriolo fermo al limitare del bosco. Africa rizza le orecchie, fissa un punto e si mette in ascolto. I suoi muscoli si tendono, le narici si dilatano, le orecchie si orientano. Si alza e trotterella decisa verso il varco, il pelo sul suo dorso ondeggia leggero, appoggia le zampe anteriori sul davanzale e abbaia, come a voler rispondere al richiamo del selvatico.
La osservo in silenzio e mi domando quante esperienze dovrà ancora attraversare per sentirsi davvero più stabile e serena nel mondo.
Il comportamento come linguaggio
I cani non utilizzano parole come le nostre, eppure comunicano continuamente.
Per tentare di comprendere il linguaggio di un animale i ricercatori cercano innanzitutto di definirne un etogramma. L’etogramma altro non è che l’insieme dei comportamenti osservabili di un animale. Ogni comportamento viene osservato secondo una metodologia precisa e predefinita, ne viene annotata la frequenza, dopodiché viene descritto in modo oggettivo e accurato e inserito in una specifica categoria funzionale.
Ogni comportamento che il cane esprime, quindi, può essere paragonato a una parola. Una sequenza o un insieme di comportamenti diventano frasi. Il contesto, la postura, la sequenza dei comportamenti e il ritmo contribuiscono a modificarne il significato dando un’intonazione alla frase.


Forma e significato non sono la stessa cosa
A oggi non sappiamo ancora con precisione il numero di “parole” che il cane ha nel suo vocabolario, ma sappiamo che alcuni comportamenti possono sembrare identici quando, in realtà, non lo sono. Ad esempio il comportamento di inchino lo associamo spesso alla volontà del cane di giocare, ma può avere finalità anche molto diverse fra cui la preparazione alla fuga, la richiesta di spazio o la dichiarazione di possesso di una risorsa.
Lo stesso vale per l’abbaio di Africa alla finestra: solitamente lo associamo a una minaccia, ma altri elementi come l’espressione del muso, il passo e la postura possono portare ad altre ipotesi che solo lontanamente hanno a che fare con una reale intenzione di minaccia.
Il contesto, la personalità del cane, le sue esperienze, la risposta che riceve dal suo partner sociale possono orientarci nell’interpretazione del comportamento, ma non dobbiamo dimenticare che possiamo solo formulare ipotesi che potrebbero essere smentite dalle successive osservazioni.


La relazione cambia il comportamento
Il cane non è un elemento isolato. Quando ne osserviamo il comportamento, quindi, dobbiamo tenere conto delle relazioni che vive con l’ambiente circostante, gli altri cani o animali presenti e, non da ultimo, con noi esseri umani.
I cani, proprio come noi, possono provare emozioni diverse a seconda di ciò che stanno vivendo e della loro personalità. Così un cane timido e insicuro tenderà a nascondersi in una situazione che lo fa sentire a disagio, mentre un cane insicuro ma più intraprendente potrebbe mettere in atto strategie più dirette e impositive.
Un cane che mostra comportamenti impositivi, quindi, non è necessariamente sicuro. Allo stesso modo un cane che prende distanza non è sempre timido: in quel momento potrebbe semplicemente preferire fare altro.
Una cosa molto “umana” è desiderare che il nostro cane trovi dei compagni di gioco. Per questo motivo, spesso, siamo noi a spingerlo verso l’interazione con altri cani, dimenticandoci che non è detto che si piacciano o stiano simpatici. Quando il nostro cane incontra altri cani, però, a volte dimentichiamo che anche noi siamo parte della relazione e del contesto. La nostra presenza non è irrilevante.
La relazione che abbiamo col nostro cane può modificare profondamente la percezione che ha dell’ambiente e dell’altro. Quando questa relazione è sana, il cane vede in noi un sostegno, una base sicura e affidabile, un porto sicuro a cui poter tornare quando si sente in difficoltà.
Quando il nostro cane ha bisogno di noi, facciamoci trovare.
Educare non significa controllare
Molte volte mi capita di sentire persone dire che il loro cane “stava giocando” con il suo “compagno di parchetto” quando, improvvisamente, “i due” hanno iniziato ad azzuffarsi. I miei attenti lettori, a questo punto, avranno già capito che nulla, nelle relazioni sociali, accade “improvvisamente” e “senza ragione”. Molto probabilmente quei cani non stavano giocando ma si stavano confrontando, cercando un modo per convivere in uno spazio cintato. Quell’azzuffarsi, quindi, altro non è stato che il risultato del continuo fallimento di strategie più “pacifiche” di risolvere la situazione.
Quando smettiamo di essere dei semplici proprietari ma diventiamo dei compagni attenti e presenti, il nostro cane inizia a sentirsi sostenuto e al sicuro. Questa certezza gli permetterà di esprimersi con minore tensione e maggiore predisposizione all’ascolto e, quindi, al dialogo. D’altro canto, anche noi conosceremo meglio il nostro cane e potremo aiutarlo quando ce lo chiederà o ne avrà bisogno.
Il percorso di educazione cinofila (o rieducazione comportamentale se ad essere coinvolto è un cane adulto) serve proprio per iniziare a comprendere meglio il nostro cane, per instaurare con lui una relazione sicura, e per capire come sostenerlo nelle diverse fasi e situazioni della vita. Quando noi e il nostro cane diventiamo parte di un ecosistema in continuo dialogo, ogni gesto assume un valore diverso, il nostro cane si sente più sereno e può quindi fare una più profonda e radicata esperienza del mondo. È in questo terreno fertile che nascono gli apprendimenti e le competenze più funzionali ed equilibrate.


Il tempo è solo una variabile, non una condanna
Una cosa che ho imparato è che non è mai troppo tardi per migliorare la nostra relazione con il nostro cane.
Ho adottato Africa quando aveva cinque anni e le sue esperienze di vita erano in contesti e routine molto diverse da quelli che vive al mio fianco. Africa oggi sta imparando a conoscersi e a riconoscere i suoi stati di disagio, sta iniziando a capire che non è sola, sta testando e apprendendo strategie diverse per entrare in relazione con altri cani, persone e animali. Io sono lì, al suo fianco, la sostengo e incoraggio, le offro alternative quando serve e la sollevo da responsabilità che non le appartengono. Io sono presente nella relazione. Lei sta imparando a riconoscerlo, con tempi, modi e ritmi che sono solo suoi.
Quando iniziamo a osservare il comportamento come linguaggio, quando iniziamo a porci più domande che risposte, cambia il modo in cui entriamo nella relazione.
Non cerchiamo più soltanto di correggere.
Iniziamo ad ascoltare.
Approfondimenti e riferimenti scientifici
- Miklósi, Á. (2015). Dog Behaviour, Evolution, and Cognition. Oxford University Press.
- Topál, J., Miklósi, Á., Csányi, V., & Dóka, A. (1998). Attachment behavior in dogs (Canis familiaris): A new application of Ainsworth’s Strange Situation Test. Journal of Comparative Psychology, 112(3), 219–229.
- Panksepp, J. (1998). Affective Neuroscience: The Foundations of Human and Animal Emotions. Oxford University Press.
- Tinbergen, N. (1963). On aims and methods of ethology. Zeitschrift für Tierpsychologie, 20, 410–433.
- Kaminski, J., Hynds, J., Morris, P., & Waller, B. M. (2017). Human attention affects facial expressions in domestic dogs. Scientific Reports, 7, 12914.
- Bonanni, R., Cafazzo, S., Valsecchi, P., & Natoli, E. (2010). Effect of affiliative and agonistic relationships on leadership behaviour in free-ranging dogs. Animal Behaviour, 79(4), 981–991.
Segui il tuo istinto…
Condividi questo articolo:

